23 Gennaio 2019

Comfort e isolamento acustico nella legge di Bilancio 2019

Benessere e comfort ambientale sono due requisiti sempre più importanti per gli spazi abitativi e lavorativi che, per essere davvero confortevoli, non devono essere solo isolati termicamente e protetti dall’azione degli agenti esterni ma devono essere anche isolati acusticamente.

Sinonimo di comfort, l’isolamento acustico di uno spazio rappresenta un’esigenza primaria nonché un elemento imprescindibile per una corretta progettazione di ambienti che garantiscano e tutelino il benessere di chi li vive. Un aspetto fondamentale, che migliora la qualità della vita e la qualità del lavoro e, proprio per questo, è un requisito sempre più irrinunciabile.

Cosa dice la legge di Bilancio

Che il tema del comfort e dell'isolamento acustico sia sempre più attuale e al centro dell'attenzione lo dimostra l'introduzione nella legge di Bilancio 2019 di un comma dedicato all'acustica e, in particolare, alle immissioni di rumore e alla loro tollerabilità. Con il comma 746 dell'Articolo 1 si modifica l'articolo 6 ter della legge 13/2009 introducendo il comma 1-bis: «Ai fini dell'attuazione del comma 1, si applicano i criteri di accettabilità del livello di rumore di cui alla legge 26 ottobre 1995, n. 447, e alle relative norme di attuazione». Con questa precisazione si fa esplicitamente riferimento alle legge quadro sull'inquinamento acustico del 1995, che già da molti anni rappresenta la normativa da prendere in considerazione per accertare i livelli di tollerabilità dei rumori.

Il commento dell'ing. Luzzi dell'AIA

Come sottolinea l'ing. Sergio Luzzi, membro del Consiglio direttivo dell'AIA (Associazione Italiana di Acustica), in un recente articolo «la sostanza è che non cambia praticamente niente. Possiamo confermare alle imprese che gli obblighi di legge relativi all’impatto acustico di attività produttive, commerciali e ricreative permangono, con le stesse procedure e gli stessi limiti. Allo stesso tempo possiamo rassicurare i cittadini che vivono in prossimità di sorgenti di rumore: per l’accertamento del disturbo e della sua tollerabilità non cambia niente».

Non vengono modificati nemmeno gli scenari di competenza e di accertamento delle infrazioni commesse in materia di inquinamento acustico: sono sempre le amministrazioni ad avere il compito di provvedere a effettuare i diversi controlli e comminare le relative sanzioni, mentre ai giudici è lasciata «la libertà di decidere in merito alla tollerabilità delle immissioni di rumore utilizzando criteri e parametri che non sono riferibili solo ai livelli equivalenti misurati e ai rispettivi limiti. In sede di contenzioso fra sorgenti e ricettori, ovvero fra soggetti disturbanti (pubblici o privati) e cittadini disturbati, sempre ovviamente “fatte salve” le disposizioni di legge, si possono e si devono infatti considerare tutti quei parametri che servono al giudice per capire e decidere se un determinato rumore, al pari di altre immissioni moleste (fumi, odori, polveri), anch’esse normate dall’articolo 844 del codice civile, possiede caratteristiche di ampiezza, frequenza, continuità, impulsività tali da rappresentare una fonte di disturbo per chi lo ascolta».